sabato 20 novembre 2010

MOBILITAZIONE PER LA SEDE ASL DI LISSONE




Lo SPI CGIL unitariamente a FNP CISL e UILP UIL di Lissone, promuovono una petizione popolare per sensibilizzare l'Amministrazione Comunale alla ristrutturazione della palazzina uffici ex Montana di Lissone.
Vi spieghiamo la vecchia storia per chi non ne fosse a conoscenza: nella zona dove esisteva la fabbrica con gli uffici dell'azienda MONTANA conosciuta a livello nazionale come produttrice di carne in scatola...ricordate la pubblicità con il cow-boy sul suo cavallo pezzato?...dopo diversi passaggi ed accordi delle varie amministrazioni succedutesi con la proprietà ect., si è pervenuti ad una variante del piano regolatore per cui, detto in breve, a fronte di vantaggi concessi all'impresa “titolare” di tutta l'area , questa si impegnava a ristrutturare la palazzina degli uffici da adibire a nuova sede Asl di Lissone, tutt'ora insediata presso il vecchio Comune, tra l'altro non idoneo per questo servizio.
Sono passati 7 lunghi anni...il costruttore ha realizzato un quartiere già abitato...la palazzina cade a pezzi (vedi foto)... l'incuria crea problemi igenico sanitari sia per gli abitanti che per tutti coloro che sostano davanti all'edificio compresi gli alunni delle antistanti scuole, dei genitori e degli insegnanti.
Infine abbiamo saputo che l'attuale convenzione tra l'Asl MB ed il Comune per l'utilizzo dell'attuale sede è in scadenza; chiediamo al Sindaco insieme ai tanti cittadini allertati: faremo la fine CPS? scomparso dalla nostra città!
Così i Sindacati Unitari hanno deciso di volantinare sulla questione ed hanno distribuito circa 2000 volantini, il riscontro ottenuto fra la popolazione è stato un ALTO GRADIMENTO, ed è per questo che le OOSS hanno promosso la petizione popolare.
Non è purtroppo l'unico episodio che vede una mancanza di linea e prospettiva della politica Socio Sanitaria della nostra Città, che non ha voluto essere sede del Distretto Socio Sanitario né sede dell'Ufficio di Piano di Zona, nonostante i suoi circa 41.000 abitanti: il Comune più popolato del Distretto!!!


venerdì 5 novembre 2010

"Aiuti alla vita o fumo negli occhi?"





Abbiamo recentemente letto nel sito della Asl MB le nuove disposizioni inerenti il Piano Nasko, piano regionale per la scelta di portare avanti la gravidanza per chi ha difficoltà economiche in alternativa all’aborto.

Troviamo questo provvedimento, di cui non viene riportata la delibera regionale sul sito web dell’ASl, tecnicamente parlando nelle sue linee guida, lacunoso, ambiguo, poco concreto, meramente ideologico. E’ sicuramente efficace nella ipocrita linea ciellina di aiuto parcellizzato, in riga con il nuovo Piano Sociosanitario lombardo teso nel mettere all’angolo quel po’ che resta dei servizi pubblici quali i Consultori, luoghi con certi standard compreso il rispetto sulle convinzioni etiche o religiose.
Le beneficiarie del Nasko, sono donne in stato di disagio economico che avranno diritto ad un fondo se rinunceranno ad abortire entro 90 giorni con tutta la certificazione medica del caso. Un contributo per l’acquisto di beni e servizi per la madre e il bambino, cifre alla mano 4500 euro pari ad un sostegno mensile di €250 per 18 mesi!!. Oibò siamo saltate sulla sedia… la mamma..la DONNA!!! ed il marito, il compagno e la famiglia?!

Da quanto letto, quali sono i criteri per stabilire il grado di indigenza e quelli per l’eventuale graduatoria? l’ISEE, la mobilità, il licenziamento, due disoccupati in casa con sfratto e\o pagamento mutuo, retta del nonno in RSA? poiché nel vademecum - guida bisogna dimostrare che “la gravidanza comporti un effettivo disagio economico”.

Vi è poi un Piano Personalizzato per il contingente ed il futuro….da sottoscrivere… il tutto gestito non solo dai Consultori Famigliari che tra l’altro non hanno più gli occhi per piangere data la scarsità di personale, le liste di accesso e i finanziamenti.. zac! ma anche dai famosi Consultori privati accreditati e i Centri di Aiuto alla Vita! Ragazzi!! Non scherziamo.

Abortire è una “scelta” dolorosa, vissuta spesso per svariati motivi in solitudine dalla donna, un percorso che una volta maturato, trova mille ostacoli tra cui un fronte di tanti medici obbiettori in Ospedale… ”altrimenti ti stroncano la carriera ”… obiettori che non vogliono la pillola del giorno dopo, un intervento non abortivo.

L’alternativa, già presente nella legge 194, sarebbe l’educazione sanitaria e sessuale, lasciate consapevolmente al palo. Si pensa realmente con questo pannicello caldo, risibile, di incrementare le nascite e sconfiggere l’aborto? Buffoni! Buffoni regionali del centro- destra e nazionali, si vadano a vedere i provvedimenti concreti presi di aiuto alla famiglia, non le giornate di propaganda di lorsignori che di famiglie ne hanno diverse!!!

Da anni lorsignori mortificano le donne con la precarietà, con il mancato riconoscimento del lavoro di cura, con la penalizzazione della donna che..decide di avere un figlio pur lavorando con aiuti semizero per la famiglia, sostegni vecchi e inadeguati per i lavoratori in difficoltà soprattutto per i precari. Riforme nel welfare quali il Reddito Minimo di Inserimento rinviati “sine die”, politiche famigliari ormai coniugabili con nuove povertà relative inesistenti.

Detto questo è riconosciuto come l’impegno delle responsabilità per la famiglia e il contrasto alla povertà siano fra i punti più deboli delle politiche sociali in Italia. Una mancanza di finanziamenti e di offerta di servizi sono investimenti alquanto miserevoli e appunto come nel nostro caso frammentari. Già dal residuo di aiuti esistenti restano esenti famiglie di lavoratori dipendenti con due occupati seppure con reddito modesto, gran parte del ceto medio, che ormai con la crisi sono entrati a far parte di una certa marginalità e lavoratori autonomi.

Infine, tornando al nostro provvedimento, dopo i 18 mesi che si fa?che si fa di questi trasferimenti monetari momentanei? i figli crescono, andranno a scuola, serviranno trasporti, formazione, servizi ect. e poi: il lavoro per i genitori sarà più sicuro e ben retribuito?, ci sarànno un’abitazione decorosa, orari flessibili per farsi carico delle responsabilità famigliari?

Non sono queste fumisterie che aiutano la natalità, ma quei provvedimenti di aspetto sociale che insieme ad uno sviluppo socio-economico generale in ripresa, vedano il sostegno alla famiglia come un investimento in politiche di sviluppo economico, di crescita di un vero “capitale umano e sociale”, sia a livello locale che nazionale.

lunedì 1 novembre 2010

"IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI" risposte alla Non Autosufficienza: la serata



Durante la serata si sono approfondite le tematiche sulla NA soprattutto inerenti agli anziani dove tutti i relatori hanno sottolineato la priorità di intervento nei servizi pubblici, nelle agevolazioni, nel finanziamento e nelle strutture necessari per rendere, in frangenti così difficili, una qualità della vita dignitosa sia per gli interessati che per le loro famiglie.

Boschiroli Gianmario della segreteria dello SPI CGIL Monza e Brianza ha rilevato, con i dati dell’ISTAT della Università Bocconi e di altri, la realtà sul numero di strutture presenti sul territorio, sulla loro insufficienza, sui loro alti costi in relazione alla copertura finanziaria insufficiente da parte della regione; denunciando l’esistenza di residenze di serie A e di serie B si è soffermato sulla qualità del servizio, evidenziando la possibilità che il ricovero in RSA possa, a breve termine, vedere l’erogazione di questa offerta declinato a seconda della disponibilità finanziaria delle famiglie.
Requisiti importanti sono l’accoglienza, l’organizzazione, i diritti, una assistenza efficiente al fine di assicurare benessere e qualità della vita anche in questi luoghi. Inoltre ha posto il grave problema di mancanza di strutture medio-riabilitative necessarie per una corretta continuità assistenziale, visto che per alcune patologie non è possibile usufruire della assistenza domiciliare integrata sia per problemi familiari che per la gravità delle stesse.

Irene Maria Colombo, Presidente di Offerta Sociale, ha parlato dell’azienda nata ufficialmente nel 2003 ma attiva a Vimercate come “convenzione intercomunale” dal 2000 che gestisce numerosi servizi sociali a tutela delle fasce deboli della popolazione, per conto dei comuni consorziati; 29 i comuni aderenti associati comprendenti l'area del vimercatese e del trezzese, un bacino di utenza di circa 211.664 abitanti, 384 i casi di riabilitazione socio-lavorativa, 170 le assunzioni di persone disabili dal 2003, 23.007 le ore di assistenza domiciliare ai minori effettuate nell'anno. Tutto questo valorizza , in linea con la legge Regionale 3/2008, l’indirizzo delle Associazioni dei Comuni nel promuovere ed erogare servizi socio assistenziali nel proprio territorio riferito all’ambito del piano di Zona.
In questi anni di attività si è facilitato e semplificato il lavoro dei comuni all'interno delle problematiche sociali, ora con i tagli decisi nell'ultima finanziaria si è in attesa di una risposta sul piano degli investimenti, soprattutto da parte della Regione che non ha ancora mostrato la sua reale intenzione di spesa. I fondi dei comuni, che coprono il 55% della spesa sociale e quelli statali e provinciali sono già stati garantiti per il 2011, ma persiste un punto di domanda su quelli provenienti dal Pirellone: se le risorse saranno ridotte difficilmente i comuni potranno immettere ulteriore denaro.

Carlo Borghetti, consigliere regionale e componente della III commissione sanità, ha confermato i timori già in essere: non è stato confermato il fondo per la Non Autosufficienza promesso da Formigoni, la quota sanitaria pur ottenendo più finanziamenti è comunque ridimensionata, mentre la parte sociale è ridotta ad uno scarso 10% sul totale delle prestazioni. Sono bloccati tutti gli accreditamenti verso le RSA, centri diurni integrati per disabili e alzheimer. Si prosegue così sul rito ambrosiano in sanità – ospedalocentrico – che vede le scarse risorse impiegate a favore di una domiciliarietà quasi impossibile, delegata alle famiglie in misura alquanto ridotta che continuerà ad usufruire di buoni e voucher e NON di servizi con la presa in carico della persona..
Inoltre sottolinea che la commissione non si è mai occupata di stabilire i criteri per la compartecipazione alla spesa delle rette varie, mettendo in ulteriore difficoltà enti locali e famiglie.
Esprime un parere negativo sul piano socio sanitario regionale, attualmente ancora in discussione, che ha visto il Partito Democratico presentare numerosi emendamenti.

Una serata all’insegna dell’approfondimento e della conoscenza su linee guida generali e ricadute sui territori.