mercoledì 11 novembre 2009

LETTERE DALLA PALESTINA 3



Lettera da Betlemme

giovedì 15 ottobre 2009


Anche ieri e' stata una giornata molto impegnativa, ci sono stati cambiamenti sul programma.
Non mi e' possibile rendervi conto di tutto, posso solo darvi e spero trasmettervi qualche cosa di significativo. Il resto lo racconteremo in Italia.

Una nota per iniziare. Ci hanno raggiunto M. Grazia Misani e il marito Sandro. Dovevamo incontrarci in mattinata ed invece ci siamo riuniti a mezzogiorno prima della visita al museo della memoria.
Tutto questo perché siamo andati a visitare il campo profughi di SHUs FAT dove opera l'Agenzia per i Rifugiati dell'ONU.
Accolti dal Filippo Grandi Vicecommissario generale dell'Agenzia. Una grande persona, non abbiamo ascoltato un funzionario, un burocrate ma qualcuno che crede e si impegna in quello che fa e ne sente la responsabilità.
Shus Fat e' uno dei 58 campi in Medi Oriente. Ci vivono profughi prodotti da tutte le guerre, ed in particolare dalla guerra dei sei giorni. Istituiti dalla Giordania oggi sono amministrati dall'agenzia delle Nazioni Unite, perché di loro nessun governo se ne occupa, nemmeno l'Autorità Palestinese.
Ci vivono le persone che non sono riuscite in questi anni a comprarsi una casa fuori, insomma i poveri dei poveri rifugiati.
Il campo é la storia del popolo palestinese, delle sue sofferenze, dimenticanze, problematiche complesse alle quali occorre dare una soluzione. Ci sono moltissime famiglie ( ormai generazioni diverse da quelle espulse) che ancora hanno le chiavi delle loro case e attendono di rientrare. L'Agenzia per i Rifugiati e' criticata da ambo le parti: dalle nazioni occidentali per l'accusa di servire a poco, da Israele per essere di impedimento al naturale sviluppo del campo. Schiacciata tra queste assurde accuse comunque opera ed assiste nella scuola nella sanità ed in molti altri servizi di primissima necessità.

La visita colpisce per il degrado e per i rifiuti in strada. Non avendo soldi non possono gestire i rifiuti e quindi li bruciano o li sotterrano quando ottengono permessi per costruire dal comune di Gerusalemme, che illegalmente si e' annesso il campo.
Abbiamo visto l'uso di filo spinato proibito dalla convenzione di Ginevra usato dagli israeliani per separare il campo e per costruire il nuovo posto di blocco ( i famosi check point).
Vi sono 11 posti di blocco attorno alla città di cui solo 4 per palestinesi e rifugiati che possiedono la carta verde e vogliono entrare ( quello con la carta blu entrano dove vogliono).
Ma non e' sufficiente la carta verde per recarsi in città. Ci vuole il permesso di lavoro e se con te viene un figlio un altro documento per lui.
Se poi sei ammalato grave e devi recarti in ospedale a Gerusalemme allora inizia l'ostacolo della burocrazia, inviando fax di richiesta, che poi a loro volta vengono trasmessi ad altri uffici e alla fine ottenuto il permesso l'ammalato deve recarsi da solo, senza accompagnatore in ospedale. Un percorso ad ostacoli che ha già causato due morti al check point.
Ma non finisce qui naturalmente, altri impedimenti ci sono in occasione delle feste religiose ( Ramadan) o per andare a scuola, ecc.

Alla fine cosa abbiamo visto: un quartiere degradato con qualche problema in più? La sensazione e' quella di aver visitato un ghetto, che si e' organizzato al suo interno per sopravvivere ( ci sono attività lavorative minime ovviamente) e amministrato dall'esterno.

Dopo la visita al campo siamo stati al museo delle memoria e alla sera ( senza sosta) abbiamo ascoltato i famigliari israeliani e palestinesi delle vittime del conflitto.
Si sono organizzati in una associazione, sono 500 famiglie che provano a percorrere il duro viaggio verso il perdono, a capire con empatia l'altro punto di vista, a promuovere azioni di riconciliazione e di pace, ad impedire alla rabbia di trasformarsi in violenza.
Tra loro non e' tutto un abbracciarsi e baciarsi. Sono però tutti impegnati ad affrontare i problemi di rapporto tra i due popoli con il pragmatismo di cui Mandela si e' servito per superare la difficile situazione in Sudafrica.
Molte domande della lettera di ieri trovano qui la risposta.

Oggi dovremmo visitare Gerusalemme accompagnati da israeliani e palestinesi sui luoghi dell'espansione coloniale di Israele.
Nel pomeriggio probabilmente M. Grazia vi scriverà raccontandovi della visita al museo della memoria.

Un caro saluto
Danilo Villa
Ufficio Politiche Sociali
CGIL Monza e Brianza

"La nonviolenza e' il primo articolo della mia fede. E' anche l'ultimo articolo del mio credo"
Gandhi

Nessun commento: