martedì 28 aprile 2009

“PRENDERSI CURA DI CHI CURA” Il caregiver



Quello del caregiver è un lavoro di cura spesso sommerso e nella maggior parte dei casi a carico delle donne siano esse conviventi o presenti a breve distanza perché già impegnate nella conduzione della vita famigliare di coppia e dei figli ect. Un modus operandi visto come “naturale” così come curiosamente è naturale che altre donne, come le badanti o le operatrici assistenziali siano tutte “predisposte” a tali mansioni. Il caregiver si muove fra difficoltà diverse ed a volte estreme che possono procurare problemi di stress emotivo ragguardevoli. Gli stessi operatori sociosanitari, riconoscono come da parte loro vi sia un grave ritardo culturale nel “prendersi cura di chi cura” che rischia di diventare “la seconda vittima” della situazione. Spesso è sola/o nel gestire malati gravi, poco seguito da figure professionali adatte ad alleviare l’insorgere di ulteriore sofferenza, disagio, crisi emotive e pur trovandosi in un momento di grave difficoltà psicologica, esita ad uscire fuori dalle proprie mura domestiche, un po’ per pudore, un po’ perché pensa o vede come non vi siano luoghi idonei per cercare la comprensione e l’ascolto a misura del proprio problema.
Occorre, in questo senso, che i servizi (con l’esplicita promozione della politica) in collaborazione anche con soggetti diversi, organizzino una risposta urgente rispetto al caregiver ed al caregiver in difficoltà sostenendo il riconoscimento sociale del lavoro di cura, nel chiedere agli organismi preposti formazione ed informazione sui servizi, aiuti economici, insomma il modo migliore di accudire la persona con necessità complesse a domicilio. Questo aiutando chi cura ad uscire dall’isolamento e dalle difficoltà sostenendo anche “il bisogno di prendere un po’ d’aria”, del tempo per se stessi. Occorrono luoghi di ascolto e confronto con altre persone che vivono la stessa esperienza dove possano scambiarsi preoccupazioni, speranze, emozioni e qualora il prepararsi insieme ad elaborare l’inevitabilità del peggioramento della malattia e della scomparsa del proprio caro.

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